giovedì 9 settembre 2010    Registrazione  •  Login
 
   
 
   
   
   
 
 
     
 
 
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Peregrinare, recarsi in visita, fermarsi a riflettere e poi il passaggio, essere all’interno di un fedele e sicuro porto, che conforta, e stringe, che si offre come luogo del rifugio collettivo, come casa tra le case. Un pellegrinaggio totale con la mente e con il corpo, verso qualcosa di nuovo, verso qualcosa di inaspettato, verso un’opera d’arte che apre le porte alla dimensione del viaggio e che accompagna il viandante verso la fede, verso acque calme in cui può riversare la sua sofferenza. Eccomi qui, nel punto del passaggio, per cercare di carpire il sapore della sofferenza, per cogliere la sofferenza che le immagini veicolano, per materializzare tutto ciò in una descrizione musicale che sia totalizzante e solenne.

Il suono squillante e solenne delle campane allude al richiamo del fedele e le corde pizzicate dell’arpa ricreano l’atmosfera celestiale della vicinanza divina. La melodia, con i suoi ritmi ripetuti, incalzanti, insistiti, fatta di suoni basati sulle più piccole distanze musicali (semitoni), evoca la sofferenza, quella collettiva e quella più intima, allude e, nello stesso tempo, materializza il peso della croce che ognuno di noi si trova a vivere intimamente.

Nella mia musica ho riversato le mie sensazioni, le mie emozioni, mie e di tutti quelli che come me si troveranno di fronte al portale della nostra chiesa. Chi si pone all’ascolto di questo brano deve farlo con la mente aperta, libera, sgombra, pronto a lasciar scorrere insieme alle note le sue emozioni, a liberare la sua sofferenza e a condividerla con gli altri.

 

Antonio Moretti

 
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